Il PIL italiano e le stime della Standard & Poor’s

Postato su 03. Aug, 2012 da in Finanza

Secondo quanto riportato in un suo recente rapporto, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato le stime sul Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Italia. Le cause di questa revisione al ribasso sono la crisi dell’Eurozona, che nonostante gli interventi della BCE sembra essere destinata a permeare l’economia dell’UE ancora a lungo.

Standard & Poor’s e la scala dei suoi rating

L’agenzia statunitense Standard & Poor’s si occupa di ricerche ed analisi nel campo dei titoli azionari e delle obbligazioni. La capacità di credito di un paese viene stabilita sulla base di una scala di valutazione standardizzata e il rating S&P va dalla classe “AAA” (le obbligazioni assunte vengono onorate dallo stato in modo eccellente) alla classe “D” che corrisponde al default totale dell’economia di una nazione.

Le stime di Standard & Poor’s sul PIL italiano

Secondo l’agenzia di rating americana, il PIL italiano è destinato a contrarsi sia nel 2012 che nel 2013, rispettivamente del –2.1% e del –0.4%. Nel report sono contenute previsioni fortemente tendenti al ribasso per tutta l’Eurozona, determinate dalla riduzione della leva finanziaria in diversi settori (pubblico, bancario e delle famiglie). Di conseguenza, S&P prevede che anche per il prossimo anno il quadro economico europeo sia destinato ad un peggioramento. Le stime riguardanti il PIL dell’Italia non erano esaltanti nemmeno nel precedente rapporto (–1.5% nel 2012, e 0% nel 2013), ma le ultime previsioni di S&P sono state una vera e propria stangata.

Le motivazioni delle stime al ribasso

Nel rapporto di Standard & Poor’s si legge che l’Europa si trova nel pieno di una recessione economica dovuta a cause essenzialmente interne, anche se giocano un ruolo importante il quadro economico globale in affanno e il calo della domanda da parte dei mercati dei paesi emergenti (come ad esempio Cina ed India). Secondo S&P, tuttavia, le famiglie italiane trovano il loro punto di forza nello scarso indebitamento, pari al 45% del PIL lo scorso anno. Esistono tuttavia ancora forti squilibri territoriali tra nord e sud Italia, e questa distribuzione non omogenea della ricchezza e dei redditi causa l’incapacità da parte del settore privato di poter fronteggiare il restringimento fiscale del paese.

Immagine: Christian PedantSimilar Posts:

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